Essere presenti online oggi non significa essere ovunque.
Significa costruire una presenza digitale autorevole, riconoscibile e facile da trovare, che funzioni quando un potenziale cliente cerca su Google, consulta un sito, legge LinkedIn o pone una domanda a ChatGPT e agli altri strumenti di AI Search.
Sì. Ma non è più l’unico punto da cui può iniziare una ricerca.
Google stesso sta integrando sempre più l’intelligenza artificiale nei risultati attraverso strumenti come AI Overviews e AI Mode. Allo stesso tempo, piattaforme come ChatGPT stanno diventando un altro luogo in cui le persone cercano aziende, servizi, informazioni e risposte.
Per un’azienda significa una cosa semplice: non basta più pensare soltanto alla classica pagina dei risultati di Google.
Secondo me, ancora più di prima.
I social sono importanti, ma sono spazi che appartengono alle piattaforme. Il sito rimane invece il luogo in cui un’azienda può spiegare chiaramente chi è, cosa fa, per chi lavora, quali competenze possiede e quali problemi può risolvere.
E queste informazioni non servono soltanto alle persone.
Anche i sistemi di ricerca hanno bisogno di contenuti accessibili, chiari e ben organizzati per comprendere un’azienda e collegarla alle domande degli utenti.
Sì, se smettiamo di considerarlo un contenitore da riempire.
Un articolo utile risponde a una domanda che un potenziale cliente sta realmente facendo.
“Quanto costa organizzare un evento aziendale?”
“Quando serve una consulenza strategica?”
“Meglio un marketing manager interno o un’agenzia esterna?”
Sono contenuti che dimostrano competenza e, allo stesso tempo, aiutano motori di ricerca e sistemi AI a comprendere su quali temi l’azienda può essere una fonte rilevante.
Non sceglierei necessariamente uno solo.
Hanno funzioni diverse.
Il sito costruisce la base proprietaria.
I contenuti sviluppano autorevolezza.
LinkedIn e i social distribuiscono idee e creano relazione.
La newsletter mantiene un contatto diretto con un pubblico che ha già dimostrato interesse.
La vera domanda non è quindi “quale canale devo usare?”, ma che ruolo ha ogni canale nella mia strategia?
GEO significa Generative Engine Optimization: in sintesi, indica le attività orientate a migliorare la visibilità dei contenuti nelle esperienze di ricerca basate sull’intelligenza artificiale.
Ma attenzione a non trasformarla nell’ennesima sigla da inseguire.
Anche Google chiarisce che, per le proprie esperienze AI, rimangono fondamentali molte delle buone pratiche SEO già conosciute: contenuti originali e utili, struttura tecnica chiara e informazioni facilmente accessibili.
Non deve essere scritto “per i robot”.
Deve diventare più chiaro per tutti.
Servizi ben spiegati. Competenze riconoscibili. Domande reali trasformate in contenuti. Case history. Esperienza dimostrabile. Pagine organizzate con una struttura logica. Informazioni aggiornate e accessibili.
In altre parole, meno frasi che potrebbero appartenere a qualsiasi azienda e più contenuti che permettono di capire perché proprio quella realtà può essere rilevante per una determinata ricerca.
Per un imprenditore la domanda non dovrebbe essere:
“Quale algoritmo devo inseguire?”
Gli algoritmi cambieranno ancora. Cambieranno le piattaforme e probabilmente cambierà anche il modo in cui cerchiamo informazioni.
La domanda che considero molto più utile è:
“Come costruisco una presenza digitale autorevole, riconoscibile e trovabile indipendentemente da dove inizierà la ricerca?”
È qui che SEO, AI Search, sito, contenuti, social e newsletter smettono di essere attività separate e diventano parte della stessa strategia.
Partiamo da pubblico, obiettivi e posizionamento per capire quali canali hanno davvero un ruolo e come farli lavorare insieme.
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